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Il buonsenso di un’oca

22 January 2009 - Filed under Me + Riflessioni

In questo periodo sto seguendo un corso/percorso molto interessante per la mia evoluzione. Ho la fortuna di farlo in compagnia di un gruppo di umani incredibilmente ricchi di diversità, e questo rende l’esperienza ancora più entusiasmante.

Da perlopiù perfetti sconosciuti siamo stati in grado, in soli due fine settimana, di instaurare un rapporto di empatia che fa sì che quando siamo insieme i meccanismi di interazione siano fluidi e ciascuno metta in gioco i propri talenti, senza la paura di sbagliare ed essere giudicati che così spesso permea i contesti tradizionali. Ed ecco che, come per magia, si realizza una alchimia individuale e collettiva che valorizza il singolo e il gruppo, che diventa uno specchio che riflette e amplifica la scintilla di ognuno.

E’ incredibile quanto si possa imparare guardando gli altri come parti di sè: in ognuno qualcosa che mi appartiene, ciascuno contiene una immagine che recepisco amplificando la reazione che ho verso i miei stessi pregi e i miei difetti, che vedo rispecchiati.

Ringrazio Mattia per la riflessionee l’augurio che segue, che pubblico qui affinchè rimanga parte dei miei ricordi.

“Il prossimo autunno, quando vedrete le oche selvatiche puntare verso
Sud per l’inverno in formazione di volo a V, potrete riflettere su ciò
che la scienza ha scoperto riguardo al motivo per cui volano in quel
modo. Quando ciascun uccello sbatte le ali, crea una spinta verso
l’alto per l’uccello subito dietro. Volando in formazione a V, l’intero
stormo aumenta l’autonomia di volo di almeno il 71% rispetto a un
uccello che volasse da solo.
Coloro che condividono una direzione comune e hanno un senso di
comunità, arrivano dove vogliono andare più rapidamente e facilmente,
perché viaggiano sulla spinta dell’altro.
Quando un’oca si stacca dalla formazione, avverte improvvisamente la resistenza aerodinamica nel cercare di volare da sola, e rapidamente si rimette in formazione per sfruttare la potenza di sollevamento dell’oca davanti.
Se avremo lo stesso buonsenso di un’oca, rimarremo in formazione con coloro che procedono nella nostra stessa direzione.
Quando la prima oca si stanca, si sposta lateralmente e un’altra oca
prende il suo posto alla guida. E’ sensato fare a turno nei lavori
esigenti, che si tratti di persone o di oche in volo verso Sud. Le oche
gridano da dietro per incoraggiare quello davanti a mantenere la
velocità.
Quanti messaggi mandiamo gridando da dietro?
Infine (e questo è importante), quando un’oca si ammala o viene ferita
da un colpo di fucile ed esce dalla formazione, altre due oche escono
insieme a lei e la seguono giù per prestare aiuto e protezione.
Rimangono con l’oca caduta finché non è in grado di volare oppure finché muore.
E soltanto allora si lanciano per conto loro, oppure con un’altra formazione, per raggiungere di nuovo il loro gruppo.
Se avremo il buonsenso di un’oca, ci sosterremo a vicenda in questo modo.”

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2009-01-22  »  Max Ramaciotti

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Re: Il buonsenso di un’oca







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